Ricordo di Mario Lodi

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La scuola perde il Maestro Mario Lodi

foto di Mario Lodi

 

Mario Lodi, maestro elementare, pedagogista e scrittore, è morto a Drizzona, in provincia di Cremona, lo scorso 2 marzo all’età di 92 anni. Resta il suo impegno per cercare di eliminare dalla scuola ogni atteggiamento autoritario e di mettere invece al centro il bambino. Nel 1989, con i soldi del Premio internazionale Lego, fonda l’associazione Casa delle arti e del gioco, un laboratorio di studi e ricerche sulla cultura del bambino che promuove “la formazione degli insegnanti e dei cittadini fondata sui valori della costituzione italiana”.

Poche righe, per ricordare “la scuola di Mario Lodi”:

«Gli alunni sono sovente distratti, non si interessano alle lezioni che preparo scrupolosamente, “dimenticano” di fare firmare ai genitori le osservazioni sul comportamento, “dimenticano” persino di acquistare i quaderni. In compenso tengono in classe una disciplina passiva che mi sgomenta: fermi come statue, coi cervelli inerti, spesso non restituiscono nemmeno il sorriso. Forse hanno paura di me, perché quando voglio conversare con loro nei momenti di ricreazione, esaurite le notiziole superficiali, si chiudono in un gelido silenzio che non riesco a rompere. Indubbiamente per questi ragazzi la scuola è sacrificio; il loro comportamento passivo lo dimostra. Ma qual è la causa? È facile attribuirla alla scarsa volontà e al carattere dei ragazzi; e se fosse altrove, ad esempio nell’organizzazione della scuola stessa? Tanto nella società come nella scuola credo non ci possano essere che due modi di vivere: o la sottomissione a un capo non eletto, oppure un sistema in cui la libertà di ognuno sia rispettata, condizionata solo dalle necessità di tutti. Il paternalismo, nella società degli adulti come nella scuola, non è che una forma insidiosa dell’autoritarismo che concede una finta libertà. Se la scuola non deve soltanto istruire, ma anche e soprattutto educare, formando cioè il cittadino capace di inserirsi nella società col diritto di esporre le proprie idee e col dovere di ascoltare le opinioni degli altri, questa scuola fondata sull’autorità del maestro e la sottomissione dello scolaro non assolve al suo compito perché è staccata dalla vita».

(11 ottobre 1951, da C’è speranza se questo accade al Vho)

Il ricordo di Tullio De Mauro

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